Che non fossero rose e fiori, per i laureati italiani, si sapeva già. La notizia, al contrario, è che non si può certo parlare di disastro o fallimento della riforma universitaria. Lo rivela la dodicesima indagine sul profilo dei laureati pubblicata da Almalaurea e incentrata tutta sul confronto tra il 2001 e il 2009, ovvero il decennio della riforma accademica. Ad Andrea Cammelli, presidente del consorzio che abbraccia sessanta atenei italiani, il compito di delinearci il quadro rassicurante : “E’ aumentato il numero di laureati, si è ridotta considerevolmente l’età alla laurea, quadruplicato il numero dei laureati in corso, aumentata la frequenza alle lezioni, migliorato il rapporto con il mondo produttivo triplicando le esperienze di stage durante gli studi, anticipato, almeno per i laureati specialistici, il raggiungimento degli obiettivi strategici dell’Europa rispetto alle esperienze di studi all’estero. Come dovrebbe valutare l’opinione pubblica un Paese che raggiunge questi traguardi nella formazione dei suoi giovani?

Alzi la mano, dunque, chi si sarebbe aspettato questo scenario e via con le cifre. A partire dall’incremento, considerevole, del 71% in più di titoli conseguiti: 293mila nel 2009 contro 172mila nel 2001. Una crescita banale e ovvia, se consideriamo la duplicazione dei corsi di laurea, significativa se corretta con il dato degli anni accademici portati a termine: 22% in più di studenti laureati. Quello che sembrerebbe, invece, il regalo più gradito della riforma è l’aumento della regolarità degli studi: quadruplicati i laureati in corso, passati dai 9,5% del 2001 ai 39,2 % del 2009, con punte eccezionali per i laureati nel settore sanitario (72,8%) e una perdurante difficoltà degli iscritti in facoltà giuridiche (solo il 18,2% dei laureati in corso).

Risultato che cammina di pari passo con l’incoraggiante abbassamento dell’età della laurea: dai 28 anni dei titolati pre-riforma ai 27,1 degli studenti che hanno tagliato il traguardo nel 2009, dato ancora più confortante se rapportato all’innalzamento dell’età media dell’immatricolazione (da 20 a 21,1 anni). Il cammino accademico, in sostanza, si comincia più tardi e si conclude in anticipo.

Non manca, nel XII rapporto Almalaurea, neppure un curioso dato sui baby-dottori (17 laureati su cento con un’età inferiore a 23 anni) e una interessante annotazione sulla “fedeltà” territoriale: il 78,5 % dei laureati di primo livello ha studiato nella regione di residenza e l’85% di loro ha proseguito con la specialistica nello stesso Ateneo.
Non manca, tuttavia, la nota stonata. Ed è ciò che temevamo, ovvero l’aggravamento della condizione occupazionale di tutti i laureati, di quelli “toccati” dalla riforma e degli studenti a ciclo unico: per i laureati negli anni 1999 – 2006 a 3 anni dalla laurea, infatti, il tasso di occupazione è sceso di 8,6 punti percentuali (da 85,9% al 77,3%); a cinque anni dal titolo, si è ridotto di 3,8 punti percentuali (da 90,5 a 86,7%).

Una circostanza che spinge ancora a considerare mezzo vuoto il bicchiere dell’Università italiana, assieme alle preoccupazioni manifestate da Cammelli nel comunicato di Almalaurea: difficoltà relative ai finanziamenti, incertezza di un processo riformatore ancora in atto e soprattutto la scomoda posizione di docenti e ricercatori, definiti “samaritani” della cultura: “I giovani, anche i più preparati, rischiano di restare intrappolati fra un sistema produttivo che non assume e un mondo della ricerca carente di mezzi. Perché è certo che lo stesso esercito dei samaritani non sarà sufficiente a garantire la ripresa e un futuro di sviluppo se il Paese continuerà a non considerare gli investimenti in formazione superiore e ricerca come investimenti prioritari e strategici”.

Sembra di risentire la prima repubblica, dove nessuno perdeva seggi alle elezioni, ma anzi, tutti dichiaravano che il partito ha vinto “nella misura in cui il risultato va rapportato alla situazione elettorale”. Siete confusi? Noi anche, ma come sempre proviamo a dipanare la matassa.

Occorrerà attendere ancora qualche giorno prima di conoscere tutti i dati ufficiali delle elezioni universitarie e tracciare un quadro nazionale completo. Di certo, al momento, c’è solo la bassa affluenza che ha caratterizzato la consultazione: uno studente su 10 ha votato a Milano, addirittura il 2,83% degli aventi diritto a Padova, con una sfiducia nelle istituzioni universitarie che prende piede in tutta la penisola. Tra le poche eccezioni, il 33% di votanti della Kore di Enna, risultato eccellente.

Quanto ai risultati, l’ufficialità riguarda ancora solo il CNSU, l’organo consultivo di rappresentanza degli universitari, con facoltà di formulare pareri e proposte al ministro dell’Istruzione. Con l’eccezionale affermazione, nel collegio del Nord Ovest, dei ragazzi di Comunione e Liberazione con quasi il 50% delle preferenze, seguiti dal 36% delle liste di sinistra e il 5,4% di Azione universitaria - Studenti per le libertà. Solo l’1,6% per Blocco studentesco, forza di estrema destra quest’anno al debutto, che a Roma invece totalizza un buon risultato, 1400 voti negli Atenei capitolini. Ottimo esito, per Ateneo Studenti e C.L., ripetuto al centro-sud e buoni numeri anche per l’UDU, sostenuto da CGIL e dalla sinistra, che ottiene 3 seggi al nord, 3 al nord-est, 2 al centro e 1 al sud.

Discorso a parte merita Studenti per la libertà, la lista sostenuta dal PDL: i risultati parziali assegnavano 1 seggio al nord e al sud, due al centro e nessuno nel nord-est, con una difficoltà apparsa da subito evidente. Situazione incoraggiata, nelle prime ore, da Francesco Pasquali, coordinatore nazionale dei giovani del Pdl, con dichiarazioni fiduciose riguardanti il meridione: “Dai primi dati che ci arrivano dalla circoscrizione Sud (gia’ 20.000 preferenze per la lista Studenti per Le Liberta’), e’ palese che gli studenti si schierano con Berlusconi e la Gelmini. Da un lato l’elevato numero di preferenze ottenute dai nostri candidati evidenzia una promozione a pieni voti dell’operato del governo, dall’altro indica un totale fallimento del Pd e dell’Udc che, con le loro liste forse non raccolgono neanche un eletto. La lista Studenti per le Liberta’ ha persino doppiato la lista presentata dai giovani di Bersani, portando al Cnsu ben 2 eletti”.
Stessa fiducia ribadita da una forte comunicazione di Alleanza Universitaria: “La sinistra universitaria continua a inviare comunicati stampa per dire che ha vinto le elezioni nel vano tentativo di esorcizzare la realtà. Siamo contenti che i vertici dell’UDU siano soddisfatti del risultato che hanno ottenuto, ci auguriamo che continuino così per sempre: loro a festeggiare e noi a governare il Consiglio Nazionale Universitario”.

Una partita, quella dei numeri, giocata a colpi di comunicati e conclusa da una nota polemica dell’Udu, intenzionata a ribadire la sua leadership: “In questo momento la lista dell’Udu- liste di sinistra - liste democratiche e’ a quota 53.400 voti per le elezioni al CNSU. E’ la lista piu’ votata dagli studenti italiani, e questo e’ un dato di fatto, al di la’ delle letture di comodo che i giovani del Pdl vogliono dare. Ridurre il risultato dei quattro collegi del Cnsu al solo collegio del Sud e’ un tentativo di leggere i risultati a proprio piacimento.”

Il gioco d’azzardo è in forte aumento specie tra minori, studenti e adolescenti: cresce al ritmo del 13 per cento in un anno, 53 miliardi di euro puntati solo nel 2009, sempre più gli adolescenti coinvolti, come attestano i dati di uno studio su 40.000 studenti condotto dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) all’interno del progetto “Il gioco è una cosa seria” dell’Asl To3 coordinato da Paolo Jarre.

Dal 2008 al 2009 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver giocato in denaro almeno una volta negli ultimi dodici mesi è aumentata dal 40% al 47%”, spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice Ifc-Cnr e responsabile Espad (European school project on alcohol and other drugs) per l’Italia, “l’aumento maggiore è fra le ragazze, passate dal 29 al 36%, i maschi passano invece dal 53 al 57%. Tra questi studenti, nonostante il divieto di legge, circa 550.000 sono i minorenni, corrispondenti al 43% dei minori scolarizzati (dati 2009, in crescita rispetto al 38% del 2008)”.

Tra i ragazzi che hanno giocato denaro nell’ultimo anno, coloro che presentano un profilo di rischio totalmente assente rilevato mediante il South Oaks Gambling Screen Revised for Adolescents (Sogs-Ra) sono in diminuzione del 3% (dal 70 al 67%); in aumento quelli con un rischio basso (dal 19,6 al 22%), mentre rimangono invariati quelli con rischio patologico (11%).

Gratta e vinci e lotterie istantanee (34%, dal 28% del 2008), scommesse sportive (17%), lotto e superenalotto (cresciuti dal 9 al 14%) sono nell’ordine i giochi in denaro maggiormente praticati dagli studenti. Nello specifico, gratta e vinci/lotterie istantanee sono stati giocati dal 36% dei maschi e dal 32% delle ragazze.
In testa alla classifica per Regioni, al primo posto troviamo la Campania con il 57,8% degli studenti ‘giocatori’ (71,5% dei maschi contro il 45,6% delle femmine), seguono Basilicata con il 57,6% (69,4% maschi, 43,7% femmine) e Puglia con il 57% (68,7% maschi, 45,1% femmine). Sicilia, Lazio, Abruzzo, Molise, Sardegna, Calabria e Umbria si attestano oltre il 50%. Inferiori alla metà le percentuali di Emilia-Romagna (40,8%); Valle d’Aosta (41,1%); Liguria (41,6%); Piemonte (42,3%); Lombardia (43,5%); Toscana (43,4%). Agli ultimi posti Trentino (35,8%), Friuli Venezia Giulia e Veneto (36,3%).

Dai dati emerge che nelle regioni del Nord il fenomeno è meno diffuso rispetto al Sud”, conclude Sabrina Molinaro. Per quanto riguarda i contesti di gioco, ai primi tre posti si trovano i locali pubblici non dedicati come bar, tabaccherie, pub (32%), case private (20%) e sale scommesse (12%). Il gioco virtuale (Internet, telefono cellulare) è utilizzato nel 7%, anche se una quota del gioco praticato nelle case private avviene tramite web.

Rispetto alla frequenza aumentano coloro che dichiarano di aver giocato più di 2 volte l’anno, passati dal 43% al 45%; quelli che riferiscono di aver giocato oltre 20 volte passano dal 13 al 14%; diminuiscono quelli che hanno giocato 1 o 2 volte (dal 44% al 41%). Rimane pressoché stabile, invece, l’importo delle giocate: il 6,5% degli studenti ‘giocatori’ dichiara di aver speso oltre 50 euro nell’ultimo mese.

Si avvicina la data dell’election day universitario italiano, e noi di scuola bus abbiamo pensato di darvi una miniguida per aiutarvi a capire quando votare, per cosa e come il vostro voto possa cambiare realmente la vostra vità universitaria di ogni giorno.

Per cosa si vota? Gli studenti sono chiamati a rinnovare (ogni università rinnoverà solo alcune componenti) il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU), il Consiglio Studentesco, i Consigli di Facoltà, i Consigli di Corso di Laurea, il consiglio d’amministrazione, il senato accademico, vari consigli regionali per il diritto allo studio, il comitato per le attività sportive.

Quando si vota? Gli election days sono il 12 e 13 maggio con l’inizio delle operazioni fissato alle 8.30 del 12 maggio. Si voterà fino alle 19.00 (in alcune sedi le 18.30), quando le operazioni di voto saranno sospese per riprendere l’indomani, 13 maggio, dalle 8.30 alle 14.00

Dove si vota? Ogni facoltà predisporrà in strutture designate i seggi elettorali dove gli studenti potranno esprimere le loro preferenze.

Come si vota? Bisogna presentarsi negli orari di apertura dei seggi con un documento di identità in corso di validità. Si possono esprimere iverse preferenze a seconda di ciò che si vota. Le istruzioni necessarie saranno fornite al seggio o dai vostri rappresentanti.

E’ un’occasione da non perdere, per cambiare qualcosa e smettere di lamentarsi.

Scuolabus, il blog del TGCOM in collaborazione con Votailprof, lancia questa settimana una nuova rubrica: GlobeSchool. Approfondimenti, notizie, immagini e video per raccontarvi gli avvenimenti più strani, interessanti, importanti che accadono nelle scuole e università del mondo.

Spazio per la prima volta ai video in lingua originale, ai commenti in inglese, alle voci dei protagonisti. Per mostrarvi una realtà diversa, sconosciuta, dalla quale imparare, da criticare, o soltanto da capire e conoscere.

E’ un piccolo esperimento che comincia con il video dedicato alle ragazze ugandesi che possono tornare a scuola dopo violenze, lutti, e guerre. Quello che diamo per scontato non sempre lo è, e i sorrisi di queste ragazze, raccontano molto più della voce fuoricampo.

Ritorna la classifica “Top of the Prof” con molte new entry, salite e discese.

Troppo volubili gli studenti o particolarmente decisivo il ciclo primaverile di lezioni: la Top ten di aprile dei docenti universitari cambia radicalmente volto. Addirittura dieci le nuove entrate dall’ultimo aggiornamento di febbraio, con il perugino Giancarlo Pellegrini, docente di Sistema dei partiti e dei sindacati nell’età contemporanea, balzato in vetta con il lusinghiero punteggio di 4.8. Complimenti Prof!

L’ateneo umbro fa la parte del leone, con Alberto Grohmann, professore di storia economica, ad occupare la piazza d’onore, davanti a Roberto Negrini. docente del Politecnico di Milano.
Gli atenei milanesi piazzano ben quattro professori tra i primi dieci, in una classifica che fino a febbraio vedeva preponderante la presenza di tre docenti dell’Università di Cagliari. Per trovare il primo professore sardo, adesso, occorre scorrere la graduatoria fino al dodicesimo posto: è Orietta Massidda, di Microbiologia, scivolata dal quarto posto. Unica docente a resistere per mesi entro le prime quindici posizioni, assieme a Marco Pagano, dell’Università degli Studi Federico II di Napoli.

Doverosa una precisazione: molti tra gli accademici segnalati hanno ricevuto una sola votazione, magari da uno studente-estimatore isolato. Chi spopola anche dal punto di vista quantitativo, invece, è  il milanese Luigi Santamaria: 13 voti per lui, e notevoli attestati di stima: “Bravo, disponibile, elastico, cortese”, si legge tra i commenti degli studenti.

Nulla in confronto al plebiscito, questa volta in negativo, che condanna Aurelio Tommasetti alla maglia nera: 287 voti per lui. E un record che fa sorridere: il docente di Economia occupa non solo l’ultimo posto, ma le ultime due posizioni, relative alle due cattedre di Potenza e Salerno.
Matita blu per il professore e piccola soddisfazione per li studenti “vessati”: “Finalmente gli posso dare io un voto, Grazie”.

Di seguito la Top ten:

  1. Giancarlo Pellegrini – Università degli Studi di Perugia- Sistema dei partiti e dei sindacati
  2. Alberto Grohmann -  Università degli Studi di Perugia- Storia economica
  3. Roberto Negrini -  Politecnico di Milano
  4. Luigi Santamaria – Università Cattolica S.Cuore Milano – Statistica
  5. Claudio Dordi – Università commerciale Bocconi Milano – Diritto Internazionale
  6. Francesco Zanetti – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – Filosofia del diritto
  7. Guido Li Volsi – Università degli Studi di Catania – Fisiologia
  8. Carlo G. La Caita – Università degli Studi di Milano
  9. Francesco Spandri – Università degli Studi Roma Tre- Letteratura francese
  10. Lucia Corrain – Università degli Studi di Bologna – Semiotica dell’arte

Meno sconvolgimenti, invece, nella graduatoria che premia gli Atenei: l’Università degli Studi di Venezia tiene la vetta, seguita dalla LUISS di Roma e dall’ateneo di Salerno. New entries, l’Università telematica delle scienze umane di Roma, e le Università di Bologna, Aosta, Trento e Udine.

  1. Università degli Studi di VENEZIA
  2. Roma, Libera Università Internazionale Studi Sociali (LUISS)
  3. Università degli Studi di SALERNO
  4. Università Telematica delle Scienze Umane (UNISU) ROMA
  5. Università degli Studi di Bologna
  6. Libera Università Maria SS.Assunta (LUMSA) ROMA
  7. Università degli Studi di Aosta
  8. Università degli Studi Roma Tre
  9. Università degli Studi di Trento
  10. Università degli Studi di Udine

Ci rivediamo tra 30 giorni, fateci avere anche il vostro voto.

Stop al Sesso a Yale?

“Niente sesso, siamo inglesi!” recitava il titolo di una famosa piece teatrale inglese degli anni 70. E devono averla vista e presa molto sul serio all’universita americana di Yale se da qualche giorno è in vigore il nuovo regolamento che vieta qualsiasi tipo di relazione sessuale tra Professori e Studenti. Non solo, ma per far capire in maniera inequivocabile che tra i libri e lo sport non c’è spazio per altre attività “ludiche”, il divieto è stato esteso anche ai rapporti tra studenti e laureati che lavorino al campus. Come a dire: pensate ad altro, c’è tempo.

L’iniziativa, che addirittura è in cantiere dagli anni 80, è opera di Charles Long, ormai vice amministratore dell’ateneo, e moderno fautore delle abitudini sempre più conservatrici dell’America di questo inizio degli anni ‘10. “Credo che abbiamo la responsabilità di proteggere gli studenti da comportamenti che potrebbero danneggiare loro stessi e il motivo per cui si trovano qui”. Come dire, i vostri genitori pagano per farvi studiare, non altro. E chissà, se fosse vero quanto si legge sul magazine degli “alumni” di Yale, magari non ha tutti i torti.

Certo, un pò di confusione tra gli studenti non è mancata, dato che alcuni si sono chiesti se sarà ancora possibile promuovere uno degli eventi che ha sempre suscitato molto interesse intorno al campus e cioè la famosa “Sex Week of Yale“. Un evento, per dire, promosso con lo slogan “creativi ed interattivi”. Cosi come non sono mancate le proteste, a dire il vero molto pacate, e provenienti principalmente (a sorpresa) dalle studentesse che hanno ritenuto questo provvedimento “paternalistico e inutile”.

Chi avrà ragione? Il campus, le studentesse, la libertà? C’è un solo metro in questo caso con cui misurarsi, e sarà disponibile dal prossimo autunno: si chiama “nuove iscrizioni”.

Pubblichiamo una lettera inviata alla nostra redazione da una professoressa di diritto e economia, in merito alla riduzione dell’ insegnamento di queste materie a seguito di quanto previsto dalla riforma Gelmini per la scuola superiore.

“Trovo davvero incomprensibile e deprimente questo silenzio dei media, nessuno escluso a parte qualche sito internet del settore, in merito alla riduzione degli insegnamenti del diritto e dell’economia nella scuola superiore italiana. L’opinione pubblica in questi giorni si è concentrata sui tagli orari subiti da altre discipline ma si sta ignorando, mi chiedo se volutamente, il destino subito dalle materie giuridico-economiche che, in seguito alla riforma Gelmini, saranno insegnate solamente nei bienni delle scuole tecniche e professionali e in alcuni trienni delle medesime scuole, mentre fino ad oggi in quasi tutti i trienni degli isituti tecnici tali insegnamenti non erano mai stati eliminati.

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La classifica stilata in collaborazione con Votailprof sulle migliori Università italiane e sui Prof più amati.

I MIGLIORI ATENEI
(Il periodo di riferimento è gennaio/febbraio)
1. Università degli Studi di VENEZIA
2. Scuola Normale Superiore di PISA
3. Università della Calabria - COSENZA
4. Università degli Studi di SIENA
5. Università degli Studi di SALERNO
6. Università degli Studi di ROMA TRE
7. Libera Università Maria SS.Assunta (LUMSA) ROMA
8. Università Tor Vergata di ROMA
9. Libera Università internazionale Studi sociali (LUISS) ROMA
10.Università Cattolica S. Cuore di MILANO

I MIGLIORI PROF

1. Stefano Matta- Università degli Studi di Cagliari -Macroeconomia
2. Marco Modenesi- Università degli Studi di Milano- Lettere e Filosofia
3. Tommaso D’Amico- Università degli Studi ROMA TRE- Letteratura inglese
4. Orietta Massidda- Università degli Studi Cagliari - Microbiologia
5. Bianchi Maria Teresa- Università la Sapienza Roma - Economia
6. Roberto Schiavolin - Università degli Studi di Padova- Diritto tributario
7. Claudio Teodori- Università degli Studi di Brescia - Economia
8. Marco Pagano - Università degli Studi FEDERICO II di Napoli- Teoria della Finanza
9. Benedetta Baldi - Università degli Studi di Firenze- Linguaggi della politica
10. Roberto Gianluigi- Università degli Studi di Cagliari - Ragioneria generale e applicata

Domani, 10 febbraio, è la giornata dedicata a una delle pagine più drammatiche e dolorose della storia del Novecento. E’ il giorno dedicato dall’Italia alla memoria dei martiri delle Foibe. Trecentocinquantamila italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia esuli e migliaia di vittime. Commemorazioni in tutta Italia nell’obiettivo di non dimenticare quella tragedia di cui furono scenario le foibe, quelle cavità naturali presenti del Carso italiano e d’oltreconfine, dove i partigiani comunisti titini occultarono uomini, donne e bambini, alcuni dopo averli fucilati, altri ancora vivi.

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